10 Novembre, 2022

Il costume valdese

“Quando si parla di costume tradizionale delle valli valdesi si pensa immediatamente al costume valdese. In realtà il vestito indossato dalle nostre ave fino al XIX secolo non aveva nessuna connotazione religiosa: era il vestito della festa con il quale si partecipava agli avvenimenti della comunità e alle funzioni religiose. Con l’andar del tempo il vestito quotidiano seguì l’evoluzione della moda, mentre l’abito festivo, abbandonato dalla comunità cattolica, rimase in uso nella comunità valdese diventando uno dei simboli di una minoranza religiosa che unisce e insieme differenzia, identificando la provenienza della donna che lo indossa, con i suoi particolari diversi da zona a zona.

Elemento prezioso e irrinunciabile del costume, diventato tradizionale delle Valli valdesi, è la cuffia, spesso tramandata all’interno della famiglia, da madre a figlia. La cuffia è l’elemento caratterizzante del costume valdese e lo differenzia dai costumi delle altre valli alpine. Racchiude i capelli, raccolti ordinatamente in una o più trecce, nella parte posteriore accuratamente ricamata, incornicia il viso con una plissettatura (serie di piegoline) di sette metri di pizzo valencienne abilmente arricciato e inamidato in tre strati sovrapposti, secondo un’antica arte ormai conosciuta da poche donne. A fianco della cuffia scende un nastro, (talora, soprattutto oggi, lungo fino a tre metri) annodato e accomodato con fogge diverse a seconda delle zone. Il vestito, nell’ultimo periodo intero, è di colore scuro, con il bustino attillato, allacciato davanti con piccoli bottoni, con ampia gonna lunga, arricciato a nido d’ape sul dietro e con piegoni davanti. Il colletto alto è arricchito da un pizzo bianco che ritroviamo ai polsini delle maniche lunghe, arricciato all’attaccatura. Completa l’abbigliamento il grembiule che può essere in seta di colori cangianti come blu, bordeaux, viola, abbinato a uno scialle con le frange, anch’esso colorato. Oggi prevede l’uso dello scialle di seta, quasi sempre bianco, con fiori ricamati o dipinti.

Testo introduttivo dell’opuscolo Un patrimonio femminile, abiti e costumi al Museo valdese tra documenti e immagini, Fondazione Centro Culturale Valdese, 2016, disponibile in negozio.

23 Ottobre, 2020

Un profumo dedicato ai valdesi

“Mia nonna nacque nel 1896 a Marsiglia. Si chiamava Marie-Thérése Josephine Antoinette Guiot Tougnon ed era la primogenita di quattro fratelli. Ho sempre pensato che si chiamasse semplicemente Josephine fino a quando scoprii il suo nome per intero sul suo Atto di Nascita. I membri della nostra famiglia la avevano sempre chiamata Finou, mentre la gente del paese la chiamava la Fine. Per mia sorella e per me era la Nounette” (…)

Questo testo è tratto dal volume “Memorie di un tempo che fu” di Marie France Bonnin, edito da Lar Editore di Perosa Argentina (To) durante il 2020, e presentato durante l’estate al Forte di Fenestrelle: volume di 600 pagine contenente note di storia valdese e soprattutto la storia della famiglia di Marie France, vicissitudini di migrazioni e ritorni dalla vicina Francia.

Ma non finisce qui…

Marie France vuole di più. Vuole ricordare in modo più marcato ancora i suoi antenati valdesi e la storia travagliata che essi hanno avuto; per questo, e per questa sua nonna che ha amato molto, fa produrre due profumi di classe: “Sang noble” e “Finou”. Il primo unisex, fruttato e legnoso, nato a Milano, il secondo più delicato, nato a Grasse, che le ricordi la finezza e gli odori di quella casa in val Chisone in cui Marie France da Lione trascorreva le sue estati montane.

Finou e Sang noble sono ora presenti in negozio, e sarebbero senza dubbio un regalo natalizio originale e prezioso…

23 Ottobre, 2020

La castagna

Attività plurisecolare in val Pellice, la castanicoltura negli ultimi anni sta vedendo una decisa azione di rilancio. Gli alberi, spesso imponenti, esercitano una positiva azione di protezione del suolo e caratterizzano il paesaggio.

Nella val Pellice il castagno da frutta è diffuso in tutti i comuni dai 500 metri del fondo valle fino ai 1200 metri di altitudine. I comuni maggiormente interessati a questo tipo di coltivazione sono: Bobbio Pellice, Villar Pellice, Torre Pellice, Luserna San Giovanni, Lusernetta. I valdesi lo definivano “albero nazionale”, proprio per la grande diffusione dei suoi alberi secolari, con le decine di varietà pregiate, fra cui la più importante è il famoso Marrone della val Pellice.

Riuscire a conservare il frutto oltre al suo periodo di raccolta è uno degli obiettivi dei castanicoltori. Il metodo tradizionale che permette di conservare la castagna anche per due mesi è quello di fare dei mucchi lasciando le castagne ancora dentro al riccio, affinché non si perda l’umidità intrinseca del frutto.
(Testo tratto dal sito invalpellice.it)

La castagna costituiva il pane quotidiano dei contadini della zona, che si mangiava bollita a colazione o a cena dentro una scodella di latte. Ora è utilizzata in trasformati come la crema di marroni, squisita sulle crèpe; per farne farina per i dolci una volta essiccata; con castagne fresche è d’uso in valle il Mont Blanc, dolce a cucchiaio tradizionale savoiardo, ottenuto con castagne bollite e mischiate in puré con Rhum, poco cacao, zucchero e ricoprendo la “montagna” con la panna montata.

In negozio si trova la crema di marroni e la farina di castagne.

30 Marzo, 2020

Ricetta per la polenta buona… ma facile!

Mettere la farina a bagno in acqua, in proporzione di 4 a 1 (2 lt/500gr), per circa 1h, aggiungendo 1 o 2 cucchiai di olio circa. Mescolare bene inizialmente con una frusta, e rimescolare di tanto in tanto. Mettere la pentola sul fuoco e cuocere 1h a fuoco bassissimo, meglio se con lo spartifiamma, mescolando ogni tanto con un cucchiaio di legno.
Fatta… e senza grumi!

23 Marzo, 2020

La beidana: attrezzo o arma?

Scomparsa dall’uso comune come attrezzo, la beidana è tornata recentemente di grande interesse da una varietà di punti di vista: storico, antropologico, collezionistico, perfino sotto il profilo ludico.

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16 Novembre, 2019

L’inaugurazione della bottega

Il 16 novembre 2019 alle 16:10 ancora c’erano i giornali alle finestre. Non ero pronta! Ma alla fine mi sono decisa comunque ad aprirvi; ho strappato i giornali facendone una grande palla, ho aperto la porta e… eravate tanti/e!
Davvero: è stato un momento felice della mia vita.

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